Curare la dermatite seborroica: l’effetto “rebound” delle creme cortisoniche

Per curare la dermatite seborroica, per molti anni  si è fatto ricorso a preparati a base di cortisone, oltre che a farmaci antimicotici. Malgrado l’impiego del cortisone risulti piuttosto rapido nel ridurre le lesioni e la sintomatologia del disturbo, sarebbe preferibile evitarlo. Essendo la dermatite seborroica una malattia contraddistinta da alti e bassi e che tende quindi a ripresentarsi, soprattutto in concomitanza con alcuni fattori scatenanti o in determinati periodi dell’anno, l’uso di prodotti a base cortisonica può provocare un effetto “rebound”.

Pur trattandosi di un eccellente antinfiammatorio, infatti, il cortisone non riduce la carica microbica connessa alla patologia. Per questo motivo, dopo una fase iniziale di miglioramento, la dermatite ricompare in forma più aggressiva. Si viene perciò a innescare un circolo vizioso: il paziente diviene dipendente dal cortisone e si trova costretto a utilizzarlo in maniera continuativa.

Va inoltre ricordato che l’applicazione costante di cortisonici, soprattutto in aree della pelle delicate come il viso, provoca diversi effetti collaterali, come dilatazioni capillari, aumento della peluria o foruncoli, determinando in alcuni casi danni cutanei che possono persino divenire irreversibili.

Come si può intervenire, allora?

Per quanto riguarda i prodotti cosmetici, L’Alukina rappresenta una valida opzione per pelli con dermatite seborroica, anche nei casi in cui il suo utilizzo viene prolungato nel tempo. questa sostanza interamente naturale, non determina alcun tipo di assuefazione e garantisce al tempo stesso risultati evidenti in quindici giorni dall’inizio dell’applicazione, con attenuazione dell’irritazione in circa due settimane. In alcune situazioni, segni notevoli di miglioramento si hanno già dopo una sola settimana. Occorre infine tener presente che l’Alukina  può essere usata per lunghi periodi.

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